Lavoro, tanto, tanto, succede sempre così, quando si avvicinano delle feste, ai nostri clienti sembra che stiamo per chiudere un mese, invece di una settimana. Il caldo, poi, mi sta piegando, normale, visto che la temperatura varia tra i 34 ed i 41 gradi, senza parlare dell’umidità, sperando che resti ancora un po’ di maestrale a rinfrescare un pochino, altrimenti finisco veramente pazzo.

Il ripetitore qui vicino, com’era presumibile, è andato nuovamente in tilt, aspettare interminabili minuti per vedere aperta una finestra, quando il tempo libero è pochissimo, la voglia, ma soprattutto il bisogno, di uscire, invece è enorme, non è proprio accettabile.
Ed è per questo motivo che il vostro incorreggibile Jedredd e la sua tana, si prendono delle meritate ferie anticipate dalla blogosfera.
Mancherò per qualcosa in più di una decina di giorni.
Ci vediamo presto.
Buon Ferragosto.

"Semina un pensiero e raccoglierai un'azione.
Semina un'azione e raccoglierai un'abitudine.
Semina un'abitudine e raccoglierai un carattere.
Semina un carattere e raccoglierai un destino".
(Charles Reade)
E tu, che raccolto ti appresti a raccogliere?
In questi giorni c’è tanto caldo, un caldo che può far male a quelle persone che soffrono di una personalità “particolare”, ma, come ho scritto anche nel post precedente, basta un ambiente climatizzato, ed è subito festa grande, il corpo prende vigore e si sente la voglia di stare vicini, tanto vicini.
Così, un tizio entra dentro l’ufficio postale, con il condizionare in piena funzione, risvegliato da tutta quell’aria fresca, comincia a guardare con occhi diversi la compagna tra le sue braccia. Comincia a toccarla, sempre più intensamente, sempre più intimamente, dando subito nell’occhio, attirando gli sguardi delle altre persone, alcuni sorridono, altri protestano, lo invitano ad andarsene a casa propria, ma lui imperterrito continua con le sue bollenti effusioni, ma la gente non smette di guardarlo e commentare anche pesantemente, ed alla fine, stanco e disturbato da tante attenzioni, chiama i carabinieri per riportare gli altri all’ordine, quelli arrivano e subito se lo portano in questura, lui e la sua bambola gonfiabile! Oh, si, era, ed è ancora, molto probabilmente un vero amore di plastica…
Oh, perdindirindina, che scherzi folli fa questo caldo!!!

Continua a far caldo, l’aria non circola, c’è poca gente in giro, quasi tutti stanno in casa, ma basta un climatizzatore e l’estate si trasforma in una primavera, non come quella mia, cresciuta troppo in fretta e sparita anche più velocemente, ma quella delle donne, che con gli indumenti leggeri, trasparenti, sembrano vivere della stessa leggerezza dei loro abitini. Alla faccia del caldo, le donne single, e qualche volta anche le altre, in questo periodo, ti guardano con occhi diversi, un loro sguardo sembra dire, “Voglio te”, alla maniera dello Zio Sam,
solo che loro te lo chiedono con le arti della seduzione, non con uno sguardo truce, ma con uno che penetra leggero nella pelle e sembra volerti togliere dal torpore dell’afa, con il sorriso, e la voce delle sirene d’Ulisse. Come riescono, con tanto caldo, a trovare le energie per sfoderare un simile armamentario di seduzione? Nessuno può spiegarlo, nemmeno il buon Piero Angela ha trovato una parvenza di spiegazione, è un mistero, come tante cose che riguardano le donne, e se l’uomo è complicato, complesso come un labirinto, la donna è terribilmente misteriosa, certe volte persino a se stessa, ma così seducente, affascinante, che a trovare un po’ di fresco e guardarla intensamente, in questo periodo dell’anno, è come perdersi con il naso in aria nella notte di San Lorenzo. Per fortuna c’è caldo, in questo periodo non è proprio il caso naufragare.
Parcheggio la macchina non lontana dalla rivendita di pane. Fa terribilmente caldo, non ho ancora riparato il climatizzatore, sono infastidito dall’umidità, mi avvicino alla porta chiusa, all’interno è pieno di donne e ragazze, ridono, scherzano, rinfrescate dal climatizzatore del locale, di cosa stanno parlando lo capisco subito, appena apro la porta ed entro, segue un breve silenzio, pericolosissimi ormoni femminili, danzano allegri nella stanza, ammucchiandosi nell’aria, tutto intorno a me. Le donne, si guardano complici, sorridono, riprendono a parlare, con un buon umore contagioso anche per me, mentre la commessa, con un enorme sorriso, m’informa, “Stavamo parlando di uomini”, ed io rispondo, “Ma dai, non l’avevo mica capito”, e si ride nuovamente.
Una di loro sta per pagare, apre il borsellino e si rovesciano le monete in terra, e siccome sono come un mobile d’antiquariato, alla vecchia maniera, istintivamente, mi chino a raccoglierle per lei, e la ragazza, “Oh, allora è questo che dovevo fare, per avere un bell’uomo a miei piedi!”, tutte ridono, mi alzo imbarazzato, ma sorrido anch’io, ormai sembriamo una massa d’ubriachi che ridono per un niente.
Un bell’uomo… Bell’uomo? Mah?! Si, è stato detto altre volte, e mi mette sempre in difficoltà. Bello? Forse... può darsi… insomma… Boh?! Secondo i gusti, posso anche credere che sia un complimento sincero… eppure… non mi piace sentirmelo dire. M’irrigidisco, sorrido sbrigativamente, come per archiviare una pratica scomoda, poi cambio subito argomento.
Sentir dire che ho un discreto fascino, un bel sorriso, e sono una persona gradevole, non mi dispiace per niente, l’accetto volentieri, ma la parola “Bello”, proprio non la so gestire, sarà che immagino appartenga ad un livello più alto, o sia buona per persone vanitose, o sarà un vecchio str
ato osseo del mio carattere.
Da bambino mi sentivo brutto. Ero sempre sporco, sempre in strada, con i piedi scalzi e le ginocchia sbucciate. Non ero mai in ordine, bellino, elegante, da vedersi, come altri bambini del vicinato, e le mamme non perdevano mai un momento per farmelo notare. Scuro di capelli, occhi, carnagione, indumenti rovinati, dalle continue cadute, non andavo mai bene. Crescendo, mi sono portato dentro questo pezzo d’anima che si sente brutta, così finisco sempre per parteggiare per i brutti personaggi delle storie, brutti ma più o meno, nobili di cuore, da Quasimodo, alla
Bestia de “
Così vive in me una piccola parte vanitosa, che non posso negare, ed un’altra, dove personaggi come Quasimodo, Joker, Hank, Wolverine, ecc, selvatici, imprevedibili, stanno benissimo a loro agio. Una contrapposizione interiore che fa sorridere, pensando ai tanti colori diversi di cui è dipinta l’anima umana. Bello non mi piace, nemmeno lo sono, non posso dirmi brutto, quindi X è meglio.

Qualche giorno fa, qui vicino è partito un ripetitore, da quel momento sembra di essere tornati ai tempi delle caverne, in pratica, dei modem analogici, quelli che giravano a manovella. Come dicevo: si è guastato un ripetitore, per un giorno intero, le connessioni, telefono, fax, internet, ecc, non hanno funzionato. Il giorno dopo è stato sistemato, molto probabilmente ci hanno messo su una pezza veloce, attaccata a sputo, perché è quasi impossibile viaggiare ad una velocità decente, dal momento in cui m’indirizzo ad una pagina, fino a quando questa si apre, posso tranquillamente andare a prepararmi un caffé. Eseguire un log-in con Splinder è un terno a lotto, ci provo spesso, ma non ci riesco mai, io continuo a provarci, ma che pa**e!!!
Questa è una volta buona.
Un abbraccio a tutti i miei bloggers amici, spero si sistemi tutto presto, anche se ho capito che è un problema serio e con questo caldo non si trova qualcuno disposto ad andare a sistemare le cose.
Ciao, a presto.
Notte calda, finora aveva sempre fatto fresco e dormivo tranquillo, invece…. Giro, e mi rigiro nel letto, ma non prendo sonno, apro tutta la portafinestra, e nella stanza si forma una corrente d’aria paurosa, ma almeno prendo sonno.
Al mattino, faccio un simpatico sogno erotico, e mi risveglio con le immagini ancora fresche nella memoria. A proposito del sogno, dell’erotismo soprattutto, alcuni specialisti affermano che non poco rilievo ha avuto nell’evoluzione dell’uomo, la conquista del sesso come forma di comunicazione, un modo piacevole per saldare i legami e comprendersi meglio, ( anche se non tutti capiscono il vero significato del sesso, e lo gettano alle ortiche come se niente fosse, peccato perchè la tensione erotica non può non essere gioia e gioco, ed allo stesso tempo una cosa seria, e privata ), dicevo… il sesso come dialogo, ed a me, che sono un tipo a cui piace "chiacchierare" e che da tanto non ha modo di parlare quel linguaggio a due, non sembra per niente strano fare certi sogni, anzi mi mette di buon umore, visto anche la simpatia delle immagini oniriche.
Sorrido convinto che sarà una bella giornata, faccio per alzarmi e… crack… un forte dolore al collo… miseria ladra, deve essere colpa delle correnti d’aria.
Vado verso il bagno sentendomi a pezzi, col collo dolorante, il viso gonfio dalla notte agitata, bofonchio tra me e me, lamentandomi della scelta di aprire tutto. Non posso farmi la doccia perché è tardi, vado al lavandino ricordando il sogno, mi lavo il viso, e l’asciugo, quando
mi sorprendo allo specchio e… scoppio a ridere… sarà la barba incolta, come sempre, i cappelli sollevati in modo ribelle, l’insolenza che sembro trasmettere, ( vi assicuro che non sono un arrogante ), ma soprattutto, sarà quella luce briccona nei miei occhi, che a me quello sembra uno sguardo alla Nicholson, uno sguardo da canaglia, però simpatica, sul mio viso, lo sento bene per oggi, continuo a sorridere, oramai sono invaso dal buon umore, e penso, basta con questa storia del bravo ragazzo a tutti i costi, facciamo un po’ e un po’. 

Ps Jack Nicholson è un grande!
“In noi stessi bisogna cercare la liberazione,
perché l’uomo si fabbrica da sé la sua prigione”.
(Sakia Siddharta Buddha)
Pochi anni fa, una gatta selvatica è arrivata nel cortile, dall’altra parte del negozio. Lì, ha partorito dei gattini, prima di andar via. Da quella nidiata sono rimaste due femmine, sempre con noi. Queste due micie, poco domestiche, pur sfregando le loro code sulle nostre gambe, cercando da mangiare, non si lasciano avvicinare facilmente, è difficile toccarle senza farle fuggire, mantengono le distanze da tutti, beh, da tutte le persone, ma non di certo si negano i contatti con i gatti selvatici. Ogni anno figliano che è una meraviglia, ed ogni volta, appena il tempo lo permette, ci tocca trovare gente a cui regalare i cuccioli… non che sia difficile, a molti piacciono gli animali, ma dover sempre rincorrere questi gattini non è il massimo.
L’altro giorno, non riuscendo ad afferrare l’ultimo gattino rimasto da regalare, oramai diventato molto agile e diffidente, sono dovuto ricorrere ad un metodo poco ortodosso… con una tecnica da guerriglia urbana, lo spinto verso quella che sembrava la sua unica via di fuga, proprio lì dove lo aspettava una bella rete da pesca, e dove è rimasto catturato. Allora, questo scricciolo, comico, di 20/30 centimetri, sentendosi imprigionato, ha cominciato a dibattersi, inca**ato nero, mostrando un’aggressività che stava preoccupando un po’ tutti, io n’ero affascinato, colpito. Sono riuscito subito a metterlo dentro un trasportino, poi in una scatola per portarlo via, senza farmi ferire, ne procurargli danni, ed una volta al buio, si è momentaneamente calmato, attendendo il momento più opportuno per saltare fuori. Ora ha una nuova padrona, che lo nutrirà e lascerà scorrazzare in un enorme giardino, presto dimenticherà questa brutta avventura.
Mi metto a pensare che quel gattino, possa essere come la nostra anima, o quel concentrato d’emozioni, sentimenti, che albergano nel nostro profondo, pronti ad emergere in nostro soccorso, quando la situazione lo richiede, o quando, con un buon lavoro su se stessi, siamo stati in grado di crescere e migliorare, trasformando in oro, quello che a dilettanti che si guardassero dentro, sembrerebbe solo fango.
Quante volte abbiamo provato ad imprigionare le nostre emozioni, tenendole a bada e sentendole dibattersi dentro di noi, sempre più aggressive, come lo era quel gattino nel retino, siamo ricorsi a tecniche, o peggio ancora a medicinali, per tenerle a freno. No, non trovo sbagliato l’uso momentaneo, ma qui parliamo di chi se ne serve quotidianamente e lo trova giusto, su se stessi e magari sui bambini. Invece del Prozac al supermercato, pensiamo ad infilarci un bel paio di scarpe da ginnastica per andare a fare una salutare corsa nella più vicina montagna.
Il nostro mondo è pieno di libri con i consigli e le tecniche per avere un pieno dominio di se stessi. Non sono per una libertà assoluta, ma nemmeno per un controllo asfissiante di sé. Controllo… si fa un gran parlare di controllo, tutto deve essere assoggettato, uniformato, eppure la felicità potrebbe/dovrebbe essere l’espressione creativa del nostro spirito che insieme ad una sana disciplina riesce a far coincidere la libertà individuale alle responsabilità ed i doveri di tutti.
Non sono d’accordo con questa logica di avere un controllo su tutto, è una stupida illusione, si muore, si soffre per amore, cadono aerei e si formano tsunami, i nostri cari muoiono, senza che possiamo fare niente, non è bello, si fa quello che si può fare, ma anestetizzare la nostra impotenza spingendo i nostri sentimenti verso una rete… no, non può essere giusto. Mi conosco, e sbaglio ancora tanto anch’io, in fondo sono figlio di questa cultura, troppo spesso mi ritrovo a sentire un gatto inca**ato nero dentro di me.
Convincermi che, con l’emozione al buio, sono al sicuro, è un grave errore, non la vedo, ma senza che io la sappia più gestire ed affrontare, quella cresce fino a diventare una tigre, come se ne parla nell’estremo oriente, “Ognuno di noi va a dormire con una tigre accanto. Non puoi sapere se questa al risveglio vorrà leccarti o sbranarti”. Non rimane che un rimedio, semplice, naturale, quanto terribile da pensare, conoscere se stessi, accettarsi con tutti i propri limiti, difetti, lordure varie, imparare a “cavalcare la tigre”, cosi che non possa disarcionarci e di sicuro, non cresca in aggressività, e finalmente diventi una sola cosa con noi stessi. Non è un discorso facile, forse poco comprensibile, ma per fare un esempio pratico, ogni volta che andiamo in farmacia, o in erboristeria, per prendere qualcosa che ci faccia dormire, pensiamo due cose, il farmaco funzionerà e ci lascerà dormire, ma anche, ogni emozione che ci turba è un campanello d’allarme, qualcosa dentro di noi non va, probabilmente per colpa nostra, lo stiamo nascondendo nel buio, ai nostri occhi, ma quella nostra emozione, cresce aggressiva e sempre più forte verrà a chiedere il conto.
Questa volta, lo strappo è molto grosso, sarà difficile ricucirlo, in più non credo di averne neanche tanta voglia. Sono solo, lo ero anche prima, ma speravo di riavvicinarmi, di farcela, ci tenevo ancora tanto a lei, ed invece devo ammettere che non siamo capaci di stare vicini.
Credevo di aver carattere, di saper costruire qualcosa di solido, poter superare ogni ostacolo, trascinare con me le altre persone, ma da soli non si può tirare un carro.
“La vita è un giocare un gioco il cui scopo è scoprire le regole, regole che cambiano sempre e non si possono mai scoprire definitivamente”, scrive Gregory Bateson, niente è definitivo, nella vita ed in tutte le relazioni che la compongono, bisogna lottare sempre, ogni giorno, senza accontentarsi mai, poi ci vuol coraggio, quello di mettere da parte ogni cosa che finisce per darci sicurezza, ed affrontare l’ignoto, con prudenza certamente, ma con la volontà di rinnovarsi.
Resisti Fabrizio, resisti, sei una persona in gamba... ascolta una parte di te... non sto criticando... Ti conosco, sei coraggioso, ma anche fragile, tanto, buon diavolo, ammettilo in pace. Hai mille corazze, ma nessuna è di ferro e ti protegge realmente.
Resisti amico mio, non sei portato, non sai farlo, ti si scalda il viso, lo sento, fermati... stringi i pugni, blocca tutto... tu non sai piangere, non hai mai saputo farlo, le poche volte che è successo non ti ha mai aiutato… perchè farlo per una donna?! Lascia stare, schiaccia tutto verso il basso, bravo, ed ora respira, piano, si, piano… così, respira. E’ forte il tuo petto, ma l’anima tua non ha muscoli… sei vicino a tutti, sii vicino a te stesso… Resisti. Un atto di coraggio Fabrizio, spegni quel cellulare. No, non guardarlo, non pensarci troppo, avanti spegnilo, t’imploro, spegnilo… almeno un giorno…
Cosa non va bene? Perché non lo fai? Perché esiti? Avanti, fallo… almeno per oggi, poi domani si vedrà, ma oggi spegnilo. Avanti fallo, allunga quella mano, è lì davanti a te, apri la custodia… no, non tremare… un secondo… Prendi un respiro… ehi... non stai chiudendo per sempre, solo per oggi, non pensare ad altri che a te.. non a lei, non oggi. Ora premi quel tasto rosso. Bravo. Non importa se lei ti cercherà… Ti cercherà lo so, ma oggi non ti troverà… non vuoi ferirla, ma oggi non ti farai ferire ancora… certe volte sei cosi ingenuo, tanto ingenuo.
Oggi, lascia che sia io a prendermi cura di te, questo tuo pensiero baluardo.
Ti chiedo un’ultima cosa, da qualche tempo ti stai preoccupando dei commenti… non ricevi troppi commenti al tuo blog… non mi piace questa cosa, non esserne schiavo… sii te stesso, non tentare di piacere a tutti i costi anche in questo spazio, almeno per qualche giorno, anche qui, farai qualcosa, toglierai i commenti… Sii dispiace anche a me, ma se corri a controllare cos’hanno scritto non mi sta bene, se poi ci rimane male, meno ancora. Potrai rimettere tutto a posto appena avrai rimesso a posto tutto questo tumulto, per ora pensiamo a noi. Avanti amico mio che ho voglia di abbracciarti, non abbiamo bisogno di nessuno, per ogni ora della giornata. Avanti vecchio lupo selvatico, hai saputo stare solo tante volte, non scuotere le spalle… Bravo, così, si, bravo, sorridi, quanto ti voglio bene quando rialzi il muso e sorridi dopo una batosta.. Andiamo, avanti andiamo, il bosco è nostro.
Una settimana prima.
Jedredd mostra alla sorella come gli rimane la roba che ha scelto di indossare per il matrimonio del loro giovane zio.
Jedredd: “Mi stringe da ogni parte”, “non mi sento comodo”.
Jed’s Sister: “Ti sta bene”.
Jedredd: “Sembro un gangster”!
Jed’s Sister: “I gangster vestono eleganti”, “Stai bene, stai veramente bene”.
Jedredd: “Mi sento impacciato”, “non posso muovermi”.
Jed’s Sister: “Perché non sei abituato. Vedrai che dopo un po’ ti piacerà e non vorrai più toglierlo”, ridendo.
Jedredd: “La cravatta poi…”, “Sgrunt”, “Non voglio metterla”.
Jed’s Sister: “Mamma mia, quanto brontoli!”, “Il giorno del tuo matrimonio, cosa farai”?!
Jedredd: “Infatti, non ho alcun’intenzione di sposarmi”, ridendo insieme.
Jed’s Sister: “Te la devi fare la barba, almeno il giorno del matrimonio?”
Jedredd: “Niente rasoio”, “Di tre giorni, con la macchinetta, come sempre”, “Giacca, cravatta… lasciami almeno quella, per ricordarmi chi sono”, scherzando.
…
Jedredd: “Mi consolo”, “Con questo tempo, non avrò freddo come voi, con i vostri vestitini scollati”, “ eh... eh”.
Giorno del matrimonio, ( la settimana scorsa per chi legge ).
Ore 17:00, sotto un sole africano ed il caldo torrido, Jedredd cuoce nei suoi vestiti, si morde la lingua, sentendo di aver cantato troppo presto vittoria, e rimpiange le sue t-shirt.

Beh, almeno al ricevimento si è mangiato benissimo!
