Solo il caos sa darmi un vero equilibrio, in nessun’altra condizione riesco a capire qualcosa di me stesso.
Un giorno un maestro zen mi chiese – “senza darmi una risposta positiva o una negativa, guarda questo sasso in terra, sai dirmi di cosa si tratta?”- dopo aver pensato per ore, alla fine di tanta confusione, chinai il capo e piansi senza orgoglio.
La rabbia è fondamentale, la pace senza appoggi non ha senso superiore; il vuoto è l’essenza, ma nel tutto c’è il vortice.
Niente può dirsi intero senza le sue diavolerie, il cibo di oggi, ieri era sterco.
Diavolo, un tempo eri un angelo che pisciava da sopra le nuvole ed ora che sei caduto ti lamenti di trovare bagnato, sei uno sciocco.
Ho conosciuto un genio, esprimendo il desiderio di libertà assoluta sono esploso nello spazio, ora piango le mie catene con migliaia di occhi.
Chi vuole colpire deve essere pronto ad essere colpito, chi vuole amare deve essere pronto ad essere odiato.
Ardi, devi ardere, e quando la fiamma avrà divorato il tuo cadavere, quando sarai soltanto cenere e le braci si saranno spente, tu risorgerai.
Nella mia serietà ci sono le tue cazzate, nelle mie cazzate, ci sono le tue serietà.
Distendi il viso, fatti piccolo se sai estenderti, fai pace con il tuo respiro, stomaco e intestino, lascia andare il peso del corpo sotto i tuoi piedi, non trattenerlo sopra il tuo cuore, sorridi al caos della tana di Jedredd, oggi sono stanco, perdonami, oggi sono stanco, ma ti sono sempre amico.
Sono una persona abbastanza stupida, manco di modestia, ma ogni tanto ci può stare, dovrei capire che, quando si è stanchi, bisognerebbe fermarsi, con il corpo e con la mente, invece no, più sono stremato, più soffro di dinamismo, e non riesco a fermarmi, non c’è verso, se mi sdraio, o provo a stare seduto, cercando un momento di relax, magari, tentando di leggere qualcosa, o ascoltando musica, la mia mente è in continuo movimento, tanti pensieri s’inseguono, prendono porte, vie, strade, d’ogni tipo, si infilano in varchi, cambiano, come sogni che saltellano da una scena ad un’altra completamente diversa, e non trovo mai il modo di “svuotare il pentolone”.
Sia chiaro, non è tanto brutto, avere in testa un brodo contenente ogni tipo di interesse, una mente così vulcanica, curiosa e intrepida, spesso mi è servita, però, in certi casi, come in questi giorni, vorrei silenzio, fuori e dentro di me.
Bisognerebbe ascoltarlo il proprio corpo, fare il vuoto dentro di sé, e ricaricare le pile, ma proprio non mi viene, eppure ne avrei bisogno.
Provate questa ricetta: mescolate le forze tirate per i denti, un mal di testa da stress, tanta confusione sentimentale, preoccupazioni e tensioni varie, continuate a girare aggiungendo abbondante insoddisfazione e rabbia da frustrazione, ( la potete tranquillamente trovare al supermarket dove si trovano i tanti progetti portati avanti con il massimo impegno e minimo risultato), se avete in mente gli ingredienti, saprete di certo cosa bolle dentro il mio craniaccio.
Ironia a parte, devo smaltire un bel po’ di pensieri “uroborici”.
Sento parlare di meditazione, mi affascina, ma non è per il mio carattere, soffrirei in maniera incredibile, come un leone in gabbia, e sarai persino capace di peggiorare la situazione, riuscirei forse a star fermo fisicamente, ma nel dirmi di non pensare, mi riempirei ancor di più di pensieri. No, non posso contare sulla meditazione, sullo zen, o le pratiche taoiste, pur apprezzandole.
Avevo scritto qualche volta, su questo blog, che mi capita, in maniera spontanea e non voluta, di fermare il tempo, fare il vuoto dentro di me, quando, quando riesco a raccogliere la bellezza dell’universo che mi circonda, non sempre però, per zittire la mente egoista, devo andare tanto lontano, tra la natura, certe volte basta l’arte, a svuotare la mia testa, magari con un feeling imprevisto, come certa musica, un’immagine, i versi di una poesia, l’importante è che mi sorprenda, non devo essere io ad averla cercata, ma lei che è venuta a me, così per me, così io faccio con voi, vi frego, provo a levarvi qualche pensiero di troppo dalla vostra tirannica mente, sorprendendovi.
Non aspettatevi niente di sublime, sono solo un paio di versi semplici, semplici, ma mettetevi in armonia con la vostra anima, stringetevi al vostro cuore, fatevi stupire, rendere calmi, ma forti, con Archiloco, com’è stato per me. Buona poesia.
“Cuore, mio cuore, turbato da affanni senza rimedio,
sorgi, difenditi, opponendo agli avversari
il petto; e negli scontri coi nemici poniti, saldo,
di fronte a loro; e non ti vantare davanti a tutti, se vinci;
vinto, non gemere, prostrato nella tua casa.
Ma gioisci delle gioie e soffri dei dolori
non troppo: apprendi la regola che gli uomini governa”.
Agli stati uniti, la nazione più (pre)potente del pianeta, piace mostrare che non sono solo bombe atomiche, Napalm, Fosforo bianco sui civili, e tante altre prelibatezze, ma sono anche tanto amore e tenerezza, come quello familiare, e non di una famiglia qualunque, ma di quella del loro fichissimo presidente.
A 60 dalla famosa foto del piccolo John John, nascosto sotto la scrivania del padre John Fitzgerald Kennedy, ecco una nuova foto dall’ovale della casa bianca: La piccola Sasha, figlia del presidente Barack Obama si nasconde dietro al divano, vicino alla scrivania del padre, pronta saltar fuori all’improvviso.
Belle immagini rassicuranti, senti già che stanno per arrivare anni migliori, oh, si, mi piacciono questi quadretti che fanno il pelo alla famiglia del mulino bianco. Si, vorrei vederne sempre, e non perdermene mai una, per esempio mi piacerebbe vedere quelle della famiglia Clinton, con la buona Monica Lewinsky, che salta fuori, facendo cucù, da sotto la scrivania del presidente Bill.
Due delle migliaia di foto meno rassicuranti degli Stati Uniti.
Le ferie sarebbero potute essere belle quanto volevo, magnifiche. Sono iniziate subito nel migliore dei modi, mare, piscina, uscite varie, amici, giochi, un posto freschissimo dove dormire, ed ho persino riabbracciato una racchetta da tennis dopo anni, anzi secoli, e mi sono ritrovato ancora bravo. Sembrava andare tutto per il meglio, e ne avevo proprio bisogno, ma dopo neanche due giorni, “due”, mi sento chiamare dai miei fornitori, continuamente, al cellulare. Quasi tutti i giorni, ho dovuto prendere e ritornare verso il negozio per scaricare, anche ad orari pazzeschi, spessissimo, senza sosta… non parliamo poi, che in contemporanea ero chiamato ad un’infinità di cose da fare, sempre per gli ospiti inglesi – la cordialità sarda spesso rasenta il masochismo - non riuscivo a trovare qualche minuto per me, ed io non sono di ferro, “non sono Superman”, quante volte devo ripeterlo?! ...
Sono stanco, ed ho appena aperto e sta gia arrivando il lavoro più difficile del mio negozio, gli zotici di professione, quelli che stanno sempre lì a dirti che tutto quello che fai è sbagliato, tutto sanno loro e sono di un’ignoranza colossale, se per ignoranza intendiamo l'ignorare quelle poche buone maniere, questi li chiamo gli stupidi del paese… proprio questa mattina ne sono entrati tanti, di cui due insieme… mi parlavano insieme, questi cafoni senza pietà, sbattendo la mia etsta da una parte all’altra, mettendomi in difficoltà…. sentivo l’animale che mi porto dentro, ringhiare, allora l’ho dovuto far ridere per calmarlo, insomma, bisogna saper scherzare, è un ottimo sedativo, mi sono immaginato nel video dei Ramones… perché quando sei obbligato a trattare con certa gente bisognerebbe essere sedati per sopravvivere!No, no, sto scherzando…. però cantiamo insieme ai Ramones, “Vorrei essere sedato”, perché contro l’ignoranza possiamo solo riderci sopra….
Un abbraccio affettuoso, a tutti gli amici, vecchi e nuovi, a tutti quelli che passano di qua, anche solo distrattamente…
Passate buone ferie e
Buon Ferragosto!!!
Ancora pochi giorni ed anche per me arriveranno le ferie, un po’ di mare, montagna, gelato e pizza, squisiti spero, diciamo che mai come ora ne ho bisogno…
Non sono Superman….
L’avevo gia detto. Superman non si stanca, non ha bisogno di ferie, non ha problemi di concentrazione. Lui non si distrae e se pure gli capita, rimedia alla velocità della luce.
Non sono Superman…
Sarei stato più attento due settimane fa, perché lui non sbaglia, salva Lois, senza doversi fumare una sigaretta dopo, nemmeno io fumo, ma ho da fare i lavori da uomo lo stesso…
Non sono Superman…
Lui lavora in un giornale, poi salva il mondo per distrarsi... io mi occupo, quando non lavoro, di sistemare il tetto, battere chiodi, alzare travi di legno, spostare pesi, ecc, p.es., per abbellire la casa di montagna per l’arrivo degli ospiti…
Non sono Superman…
Lui ferma un proiettile con i raggi laser che escono dai suoi occhi, può schivarlo, oppure con tranquillità lasciare che si distrugga sulla sua indistruttibile retina…
Non sono Superman…
E quel giorno, alla fine della sera, ero stanco, non mi ero fermato un attimo, tra il lavoro in negozio, quelli di casa e di montagna, non avevo trovato un momento di calma in tutta la settimana…
Non sono Superman…
Non vedevo l’ora di fermarmi, c’era troppo caldo, e stavo cercando di velocizzare il lavoro, fissavo i moschettoni a terra, poi tendevo gli elastici, salivo su, e spianavo il telo…
Non sono Superman…
Né altri supereroi, e non ho di certo il sesto senso dell’Uomo Ragno, Spiderman si sarebbe accorto del pericolo, io ho solo sentito un forte schiocco di frusta, solo quando la mia testa si è rivoltata verso dietro ed il mondo si è rovesciato, ho capito...
Non sono Superman…
Lui non conosce dolore, non si spaventa, se tutto a destra del viso si spegne, perché lui è indistruttibile, mentre io no, e per questo tutta al più posso aver ricordato Tartan delle scimmie, almeno nell’urlo, e nel chiedere aiuto, sono stato solo un uomo e non un supereroe…
Uno dei moschettoni a terra non era fissato bene, e quando sono salito sopra il tetto, dove avrei dovuto verniciare, sistemando il telone, l’elastico è scattato verso l’alto, centrando in pieno la palla dell’occhio destro con il pezzo di ferro. L’impatto mi ha buttato all’indietro, ho sentito una scarica elettrica attraversarmi la testa, poi niente, come se la parte destra del mio viso, fosse stata assorbita da qualche buco nero dell’universo, quando mi sono accorto che non vedevo, avevo gia urlato e chiesto aiuto, ho sinceramente pensato, ma senza mai dirmelo che potevo aver perso l’occhio, solo quando gli altri sono accorsi, dalle loro espressioni ho capito che tutto era intatto, ma ancora non vedevo…
Non sono Superman…
Lo fossi stato avrei incendiato con uno sguardo torvo quel ca**o di moschettone, e scusate il francesismo, ma ho corso un grosso rischio per la mia retina…
Ho aspettato ore prima di vedere qualcosa, all’inizio sono ricomparse, su quella che era una pagina bianca, delle semplici righe, poi delle figure in mezzo alla nebbia, con tutti i colori sfasati, l’occhio bruciava, sentivo dolori e fastidi di tutti i tipi, ma riprendevo a vedere.
Ho fatto visite e controlli invasivi, preso colliri, accorgimenti vari, mi aspetta un ultimo controllo all’inizio di settembre, poi potrò dirmi fuori pericolo, per ora la retina non ne vuol sapere di dilatarsi per controllare tutti i quattro quarti, per fortuna, anche se il rischio per la retina è stato non poco grosso, sembra di essermela cavata parecchio bene, i colori stanno tornando normali, non ho più dolori, vedo solo qualche luce piccola che compare e scompare, dentro il mio occhio destro, insomma, le mie piccole cicale, e con queste mi porto la mia piccola speranza, che se pure se non sono Superman, né nessun altro supereroe, magari, finalmente, da quando ero cucciolo, mi riesce di portare a far l’amore Heather Parisi.
…E le Cicale… cicale, cicale, cicale…
PS …è tutto ok, ho solo corso un grosso rischio, ed anche se non sono Superman, mi è andata bene…
Non sono mai stato molto convinto di quel che vedevo e sentivo intorno alla religione, gia da bambino, non amavo andare in chiesa, e quando mi è stato possibile, mi sono tolto quel velo d’ipocrisia. Per me non aveva senso andare ad una messa che mi era estranea e ripetere meccanicamente, gesti e riti, che non sentivo miei, magari per compiacere altri, o per non risultare fuori dal coro…
Non sto dicendo che mi sento contro la religione, semplicemente non sento di voler partecipare in parole e gesti a qualcosa che non mi viene spontaneo, per non parlare del fatto, che ho un bisogno enorme di sentirmi un libero pensatore, senza dogmi scientifici o religiosi, senza certezze, “vago nella spiritualità come uno spirito”, leggero, e senza pesi, non è facile perché certe volte mi sento portar via da venti selvaggi, ma poi mi perdo nello stupore, davanti alle meraviglie dell’universo, vado in estasi, e sento che quella è l’unica religione in cui posso credere, nell’Amore eterno, in quel battito di cuore che diventa pensiero, visione, quando tutto sembra arrestarsi, ed ogni singolo movimento si fonde nella totalità, in un brivido, incapace di dare un senso, o forse più desideroso di non rovinare la festa, prediligo il silenzio alla riflessione, quando dentro di me si ferma il mondo, e più non capisco se sono io nell’universo o se l’universo è dentro me, in questi momenti mi faccio ladro e rubo l’Allelujah gioioso della religione, e fregandomene delle parole, mi godo il suono di questa bella canzone di Leonard Cohen, nella cover di Rufus Wainwright…
Mettete da parte ogni vostra convinzione e godetevela anche voi insieme a me…
Tra pochi giorni arriveranno a casa nostra un bel po’ d’ospiti, per l’occasione ci siamo ritrovati un sacco di lavoro da fare, quando chiudo, e/o rientro dal lavoro, e/o mattina presto compresa, e/o al risveglio, sto lavorando, e sfrutto ogni minuto, e- e-e- e diciamo che mi sto facendo un mazzo così... e sto trascurando il blog.
Mi dispiace trascurarlo, non commentare a “casa” degli amici bloggers, ma l’estate, soprattutto le vacanze, arrivano per farci lavorare il doppio, infatti, non vedo l’ora che arrivi settembre! Scherzo, ma non sono Superman, spero di riposarmi anch'io, qualche volta.
"...è materia non trascurabile di inquietudini, se tu ti affatichi a darti una posa e non ti mostri a nessuno nella tua schiettezza, così come fanno molti, la cui vita è finta e costruita per l’esibizione; infatti è fonte di tormento la continua osservazione di se stessi, e alimenta il timore di essere scoperti diversi da come si è soliti presentarsi. Né mai ci liberiamo dall’ansietà, se pensiamo di essere giudicati ogni volta che siamo guardati… non è piacevole o sicura una vita che si nasconde sempre sotto una maschera. Al contrario, quanto piacere possiede quella schiettezza sincera e di per sé priva di ornamenti, che non si serve di nulla per coprire la propria indole! Tuttavia, anche questa vita va incontro al pericolo del disprezzo, se tutto è scoperto a tutti… Ma per la virtù non c’è il pericolo di avvilirsi… ed è meglio essere disprezzati per la schiettezza che tormentati da una continua finzione”.
(Maestro Seneca)
Dopo aver finito di pubblicare l’intero post precedente, ho eseguito il log-out, poi, improvvisamente, mi sono sentito nudo, troppo esposto, non capivo il perché, ma sentivo di non poter lasciare quello che avevo appena scritto, così, ho tolto l’ultima parte, quella dopo la citazione di Giovanni Papini, prendendo tempo per decidere, per vedere se mi passava quella strana sensazione.
Ho sollevato tutte le barriere, ponti levatoi, tirato fuori scudi e armatura e con la spada in mano mi sono messo a guardia del mio castello auto censurandomi.
Sto per pubblicare, forse, sì forse, perchè non mi sento tanto certo… non credo di aver scritto niente d’eccezionale, niente che tante, tantissime altre persone non provano di tanto in tanto nella vita, eppure… eppure…
Sono qui ad incollare la parte finale del post precedente perché condividere è meglio che gettare nell’ombra simpatici turbamenti. A voi.
Parte mancante, post precedente
E tu sei lì, davanti all’ansioso sguardo di un bambino. Sei stanco, provato dal caldo, e dal lavoro, ma con ancora tanta pazienza, impegnato a liberare, da una stupida vite, la macchinina appena comprata nel tuo negozio… ed il tuo cacciavite non ne vuole sapere di aderire perfettamente, vorresti lasciar perdere tutto, pensi che potrebbero farlo i genitori con calma a casa loro, ma non puoi, non davanti all’impazienza di un bambino, del suo piccolo magico mondo, fermo, in adorazione, davanti alle tue mani, alle tue capacità di aprirgli una porta verso la fantasia, verso il gioco.
Lui ti guarda e dice, “io forte”, e ti domanda, “tu forte?”, poi con curiosità, ti afferra l’avambraccio e si risponde, “uuh, tu forte!”, poi stai al gioco, intenerito dai suoi gesti, dal suono delle sue parole, gli rispondi, “Si, sono forte, quasi quanto te”, e lo vedi gonfiarsi, tutto spavaldo, piccolo buffo pulcino, contento e soddisfatto.
Ed ancora ti butti sul giocattolino, prendi una piccola lima, che fa venire in mente un’idea, una scorciatoia, provi un altro angolo, finalmente senti di aver afferrato la vite, tieni saldo il tutto, poi lentamente provi a girare, piano, piano, e finalmente ecco la macchinina libera, pronta ad essere usata.
Eeeh… quale gioia, quale esultanza!!! neanche fossi stato il rigorista della sua squadra preferita che mette a segno l’ultimo rigore ad una finale di Champions, e vorresti tirarti indietro, camuffare la sua gioia che si è fatta tua, e ti vergogni di provare orgoglio, ma proprio non riesci a non farti contagiare da quell’entusiasmo…
E tu sei lì, a domandarti perché… perché che cosa? Senti una domanda che fa paura, o solamente senti paura, e non puoi parlarne, perché se ti domandassero di cosa hai paura, non sapresti rispondere… in verità non sai proprio niente, senti paura e basta, e questo ti blocca, ti fa arretrare… ma non puoi sfuggire alla paura che porti dentro te stesso… eppure lo sai che sei una persona in gamba che potresti essere un buon compagno, confidente, spalla e porto sicuro, ed infine, padre, sì padre, puoi anche non crederci, ti sembrerà una cosa da donna, ed invece sta capitando proprio a te, tutto intorno a te, sembra chiamarti verso quel ruolo e ti senti affascinato, tanto da rimanerne paralizzato…
E tu sei lì, con una fottuta paura d’amare, e ti trattieni quanto puoi, vorresti liberare il tuo entusiasmo, come una corsa senza freni su di una spiaggia, ma non riesci a sfuggire alla stretta che ti attanaglia, alla tua natura che ti chiede di lasciarti andare, d’amare, ma anche alla tua paura irrazionale di soffrire.
E tu sei lì, e non senti ragioni, ma qualcosa, di tenero e piccolo, dentro di te, lavora per liberarti…
“… Il padre fa per il figlio ciò che non farebbe per nessun altro. Il figlio è opera sua, carne della sua carne, ossa delle sue ossa; è una parte di lui, cresciutagli accanto giorno per giorno; è un seguito, un perfezionamento, un compimento del suo essere; il vecchio rivive nel giovane; il passato si mira nel futuro; chi ha vissuto si sacrifica per chi deve vivere; il padre vive per il figlio, si compiace nel figlio, nel figlio si rivede e si esalta. Quando dice creatura pensa a sé creatore; quel figliolo gli è nato in un momento di voluttà, tra le braccia della donna scelta fra tutte le donne, gli è nato dal dolore divino di questa donna; gli è costato, dopo, lagrime e sudori; l’ha visto crescere tra i suoi piedi, ai suoi fianchi, gli ha riscaldato le piccole fredde mani tra le sue, ha udito la sua prima parola – eterno e sempre nuovo miracolo – ha visto i suoi primi barcollanti passi sull’impiantito della sua casa; ha veduto a poco a poco, in quel corpo creato da lui, fiorito sotto i suoi occhi, nascere, germogliare, manifestarsi un’anima – una nuova anima umana: tesoro unico, che nulla ricompra- ha sorpreso nel suo viso tornare a poco a poco le sue fattezze proprie, e insieme quelle della sua donna, della donna colla quale soltanto in quel frutto comune s’immedesima senza più divisioni di corpi – la coppia che vorrebbe nell'amore essere un solo corpo e soltanto ci riesce nel figlio- e dinnanzi a quell’essere nuovo, opera sua, si sente creatore, benefico, potente, felice… Il padre è un dio terrestre per il figlio e il figlio è un dio per il padre”.
Partenità, da “Storia Di Cristo”, di Giovanni Papini
Ho appena cancellato un post sulla mia idea di paternità. Mi stavo confidando troppo;-) e poi mi sembra di abusare di questo argomento.
Qui fa tanto caldo.. poco tempo, e molte cose da fare...